Responsabilità medica e cartella clinica incompleta.

La Cassazione, con sentenza n. 29331/2019, ha stabilito che l’incompletezza della cartella clinica non è una circostanza da sola sufficiente a dimostrare la responsabilità medica per il danno sofferto da un paziente, ma è necessario che abbia reso impossibile l’accertamento del nesso causale tra operato dei sanitari e danno.

Inoltre, la condotta posta in essere dai medici deve essere idonea a provocare la lesione.

In presenza di detti requisiti, l’incompletezza della cartella può essere utilizzata dal giudice per ritenere dimostrata l’esistenza del legame causale.

Nella fattispecie due genitori avevano radicato un giudizio nei confronti di un medico e di una ostetrica per ottenere il risarcimento dei danni subiti da loro figlio al momento della nascita.

Le carenze della cartella clinica erano state segnalate solo in relazione alla fase gestazionale, mentre i dati riportati in tale documento erano risultati sufficienti a escludere la responsabilità medica per la fase dal ricovero al parto e per i giorni successivi.

Ne consegue che, se all’esisto dell’istruttoria restano dubbi circa la sussistenza del nesso causale tra aggravamento di una situazione patologica e comportamento dei sanitari, «la mancanza della prova si risolve contro il danneggiato, la cui domanda deve essere respinta facendo applicazione delle regole generali sull’onere della prova».

Avv. Gian Carlo Soave

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