Avvocato e Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Con sentenza del 4.02.2020, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha accolto i ricorsi di avvocati e consulenti legali con cui essi lamentavano la violazione dell’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che tutela il rispetto della vita privata e della corrispondenza, ritenendo di essere stati vittime di perquisizioni e sequestri illegittimi presso i loro studi professionali e le loro abitazioni private. 

Secondo la CEDU, le perquisizioni sono soggette a limiti precisi.

Il citato art. 8 al comma 1 afferma il diritto di ognuno di vedere rispettata la propria vita privata, familiare, il proprio domicilio e la propria corrispondenza.

Sono ammesse ingerenze solo se previste dalla legge e se necessarie a garantire la sicurezza pubblica e nazionale, il benessere economico, la difesa dell’ordine, la prevenzione dei reati e la protezione dei diritti e delle libertà altrui.

Nel caso in oggetto, alcuni legali russi erano stati sottoposti a procedure di perquisizione e sequestro di pc sia negli studi che nelle abitazioni.

I legali si rivolgono ai giudici nazionali per far valere le loro ragioni, ma purtroppo senza esito positivo.

Essi decidono, dunque, di adire la Corte di Strasburgo che accoglie le loro istanze, ritenendo che le perquisizioni, pur previste dalla legge, devono essere proporzionate all’obiettivo da perseguire, diversamente sono lesive della segretezza delle conversazioni tra clienti e avvocati.

La perquisizione di uno studio legale o dell’abitazione di un avvocato è legittima se le autorità competenti: valutano il bilanciamento tra tutela della riservatezza, rapporto fiduciario cliente-avvocato e necessità di proseguire le indagini; garantiscono il soggetto sottoposto alla perquisizione attraverso l’autorizzazione preventiva della misura o la sua convalida successiva; verificano la gravità del reato per il quale si procede e procedono solo in presenza di un ragionevole sospetto circa la presenza del materiale rilevante ai fini delle indagini; assicurano il rispetto della riservatezza dei documenti  coperti dal segreto professionale; garantiscono la presenza di personale in grado di verificare la rilevanza di un documento per l’indagine; formulano il mandato in modo preciso e dettagliato per limitare la discrezionalità degli investigatori; controllano il rispetto  della proporzione tra scopo perseguito e lesione del riserbo nella relazione cliente avvocato.

Si devono, inoltre, valutare gli effetti che i provvedimenti possono avere sul lavoro e la reputazione dei legali. 

Spetta, pertanto, agli Stati adottare le misure necessarie per la tutela delle comunicazioni tra cliente e avvocato, anche nel caso in cui perquisizioni e sequestri siano necessari per provare la commissione di un reato.

Avv. Gian Carlo Soave

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